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Sefarditi
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I mwawsefarditi (dall'mwbaebraico: ספרד - mwbqSefarad, "Spagna") sono gli mwbgebrei che abitavano la mwbwpenisola iberica fino al XV secolo e i loro discendenti. In seguito al mwcadecreto dell'Alhambra pronunciato dai mwcqre cattolici di Spagna i sefarditi si convertirono in maggioranza al mwcgcattolicesimo, mentre i rimanenti emigrarono in massa verso il resto d'mwcwEuropa, il mwdaMaghreb e i territori dell'mwdqImpero ottomano. Gli esuli diffusero le proprie tradizioni liturgiche tra le comunità ebraiche indigene tra le quali si integrarono.

Contents

Storia
Lingua
Origini
Note

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Etimologia

Il termine si originò durante il dominio musulmano di mweqal-Andalus. Nel mwegTanakh e nel mwewlibro di Abdia (mwfaHaftarah di mwfqVayishlach) si trovano il termine mwfgSepharad per indicare una non meglio identificata città del mwfwVicino Oriente. Tale luogo è tuttora dibattuto e "Sefaràd" fu identificata successivamente dagli ebrei come la mwgapenisola iberica e ancora significa "Spagna" o spagnolo in mwgqebraico moderno.cite-ref-1-20-1-0[1]

Storia

Quella ebraica spagnola fu una comunità molto prospera e – dopo la dura parentesi mwiavisigotica – essa poté operare fruttuosamente per numerosi secoli grazie alle sostanzialmente favorevoli condizioni di vita garantite dai mwiqmusulmani che conquistarono il paese iberico ai primi dell'VIII secolo. Fu tale l'intesa fra ebrei e musulmani in mwigal-Andalus che i cristiani videro mwiwcomplicità in tale comportamento e spesso accusarono gli ebrei di aver favorito la conquista islamica per odio nei confronti dei loro persecutori visigoti.

Dopo la mwjqReconquista iberica, conclusasi nel mwjg1492, gli ebrei vennero espulsi dai mwjwCattolicissimi Reali mwkaIsabella di Castiglia e mwkqFerdinando II d'Aragona dal mwkgneonato stato spagnolo e dai territori a esso soggetti (quale la mwkwSicilia). Questi quindi fuggirono in mwlaItalia, nei mwlqBalcani e in tutto il mwlgbacino del Mediterraneo, accolti dalle comunità ebraiche ivi già residenti (in particolare in mwlwAlgeria, in mwmaMarocco e nell'mwmqImpero ottomano) grazie alla politica tollerante attuata dai governanti mwmgmusulmani.

Molti sefarditi furono accolti a mwogModena e a mwowFerrara dal duca mwpaErcole I d'Este e un'epigrafe posta in via Vittoria, all'interno dell'antico mwpqghetto di Ferrara, ricorda l'accoglienza allora offerta agli ebrei da parte degli mwpgEste nel 1492. Il mwpwDecreto dell'Alhambra che sancì l'espulsione degli ebrei nel 1492 rimase in vigore sino alla seconda metà del mwqaXIX secolo, quando venne infine mwqqannullato, nel mwqg1858, durante il regno di mwqwIsabella II di Spagna.

Alcuni hanno fatto notare che i mwrqrabbini lanciarono un grave mwrgcherem alla Spagna, un mwrwanatema, secondo il quale dopo quattro secoli una terribile minaccia fratricida sarebbe gravata sugli spagnoli, e che dopo circa quattro secoli (in realtà 450 anni) la mwsaguerra civile spagnola con la mwsqdittatura franchista avrebbe rappresentato la realizzazione di tale maledizione.cite-ref-2[2]

mwtw «Il tribunale di YHWH siede in permanenza, quaggiù in terra e lassù in cielo»

Lingua

Durante i secoli conservarono una varietà del mwxqcastigliano chiamato mwxggiudeo-spagnolo, che si sviluppò in modo isolato rispetto allo spagnolo della mwxwSpagna e dell'mwyaAmerica.

In origine, gli ebrei espulsi dalla penisola iberica parlavano la lingua dei rispettivi regni (giudeo-portoghese, gli ebrei della mwywCorona portoghese; giudeo-spagnolo, i sefarditi della mwzaCorona castigliana; mwzqgiudeo-catalano, i katalaní, della mwzwCorona d'Aragonacite-ref-4-3-0[3]cite-ref-4[4]), e avevano tradizioni liturgiche distinte. In esilio, dato il maggior peso demografico dei sefarditi castigliani, gli ebreo-portoghesi e i catalani, nel corso dei secoli, finiscono per diluirsi in questa comunità.

La lingua tradizionale più tipica dei sefarditi è il mwcqgiudeo-spagnolo, chiamato anche mwcgjudezmo o mwcwladino. Si tratta di una mwdalingua romanza derivata principalmente dall'mwdqantico castigliano (mwdgspagnolo), con molti prestiti dall'mwdwottomano, e in misura minore dal mweagreco, mweqarabo, mwegebraico e mwewfrancese. Fino a poco tempo fa, due diversi mwfadialetti del giudeo-spagnolo erano parlati nella mwfqregione mediterranea: il giudeo-spagnolo orientale (in diverse varianti regionali distintive) quello occidentale o nordafricano (conosciuto anche come mwfgmwfwḤakitía), una volta parlato, con poca distinzione regionale, in sei città del mwgaMarocco settentrionale e, a causa della successiva emigrazione, anche a mwgqCeuta e mwggMelilla, mwgwGibilterra e a mwhaOrano. Il dialetto sefardita orientale è caratterizzato da un suo maggiore conservatorismo, la ritenzione di numerose caratteristiche di spagnolo antico in mwhqfonologia, mwhgmorfologia e mwhwlessico, e i suoi numerosi debiti verso il turco e, in misura minore, anche verso il greco e lo mwiaslavo meridionali. Entrambi i dialetti hanno (o hanno avuto) numerosi debiti verso l'ebraico, soprattutto in riferimento alle questioni religiose, ma il numero di "ebraismi" nel linguaggio o nella scrittura di tutti i giorni non è in alcun modo paragonabile a quello che si trova nello mwiqyiddish.

D'altra parte anche il dialetto sefardita nordafricano era, fino agli inizi del mwiwXX secolo, altamente conservatore; le sue abbondanti parole colloquiali prese in prestito dall'mwjaarabo conservavano la maggior parte dei mwjqfonemi arabi come componenti funzionali di un nuovo, arricchito sistema fonologico ispano-semita. Durante l'occupazione coloniale spagnola del Marocco settentrionale (1912-1956), lo Ḥakitía era sottoposto a una pervasiva, massiccia influenza dello mwjgspagnolo moderno tipico e la maggior parte degli ebrei marocchini ormai parlano una forma colloquiale andalusa di spagnolo, con solo un occasionale uso del vecchio linguaggio come segno di solidarietà di gruppo, un po' come gli ebrei americani che oggigiorno utilizzano un occasionale mwjwyiddishismo nel linguaggio colloquiale. Fatta eccezione per alcuni individui più giovani, che continuano a praticare Ḥakitía come una questione di orgoglio culturale, questo dialetto, probabilmente il più arabizzato delle lingue romanze a parte il mwkamozarabico, ha sostanzialmente cessato di esistere. Per contro, al giudeo-spagnolo orientale è andata un po' meglio, soprattutto in Israele, dove i giornali, le trasmissioni radiofoniche, la scuola elementare e i programmi universitari si sforzano di mantenere viva la lingua. Tuttavia le vecchie varianti regionali (cioè, ad esempio quella parlate in mwkqBosnia, mwkgMacedonia del Nord, mwkwBulgaria, mwlaRomania, mwlqGrecia, mwlgTurchia e mwlwItalia) sono già estinte o a rischio di estinzione. Solo il tempo giudicherà se la koiné giudeo-spagnola, che si sta adesso evolvendo in Israele – simile a quello che si sviluppò tra gli immigrati sefarditi negli mwmaStati Uniti all'inizio del mwmqXX secolo – prevarrà e sopravviverà nella prossima generazione.cite-ref-5[5]

Il giudeo-portoghese veniva usato dai sefarditi, specialmente tra gli ebrei spagnoli e portoghesi dell'Europa occidentale. Creoli basati sul mwnwportoghese parlati tra gli schiavi e dai loro padroni sefarditi influenzarono lo sviluppo del mwoapapiamento e delle mwoqlingue creole del mwogSuriname.

Altre mwpalingue romanze con forme ebraiche, storicamente parlate dai sefarditi, includono il giudeo-aragonese e mwpqgiudeo-catalano (o catalánico). La comunità di mwpgGibilterra ha avuto la forte influenza del dialetto gibilterrino mwpwllanito che ha contribuito molte parole a questo mwqamwqqpatois anglo-spagnolo.

Altre lingue associate agli ebrei sefarditi sono per lo più estinte, già parlate da alcune comunità sefardite in Italia. Il giudeo-arabo (e i suoi dialetti) è stata una lingua vernacolare molto usata dai sefarditi che si stabilirono nei regni nordafricani e nelle parti di lingua araba dell'mwqwImpero ottomano. Anche la mwralingua basso-tedesca (Bassa mwrqSassonia), precedentemente utilizzata come lingua vernacolare dai sefarditi intorno mwrgAmburgo e mwrwAltona nel nord della mwsaGermania, non è più in uso come mwsqvernacolo ebraico.

In tutta la mwswDiaspora ebraica, i sefarditi sono stati una popolazione mwtapoliglotta, spesso imparando o scambiando parole con la lingua della popolazione ospitante, più comunemente l'mwtqarabo, il mwtggreco, il mwtwturco, l'mwuaolandese o l'mwuqitaliano e si integrarono facilmente nelle società che li ospitava. Negli ultimi secoli, e più particolarmente nel mwugXIX secolo e mwuwXX secolo, due lingue sono diventate dominanti nella diaspora sefardita: il mwvafrancese, introdotto dalla mwvqAlliance Israélite Universelle, e l'mwvgebraico da parte dello mwvwStato di Israele.

Liturgia

Il termine mwyqNusakh Sepharad non si riferisce alla mwygliturgia che si recita di solito tra i sefarditi, ma a una liturgia europea alternativa che è utilizzata da molti mwywchassidim. Tradizionalmente, i sefarditi utilizzano la mwzamwzqNusakh Eidot Hamizrach per pregare (liturgia delle congregazioni "d'Oriente") anch'essa conosciuta col nome, per maggior confusione, mwzgmwzwNusakh Sefardi.

Origini

Agli inizi, si stabilì una distinzione tra il rituale mw0gbabilonese e quello usato in mw0wPalestina, poiché questi erano i due centri principali di autorità religiosa: non esiste un testo completo del rito palestinese, sebbene alcuni frammenti siano stati rinvenuti nella mw1aGeniza del Cairo.cite-ref-6[6]

Alcuni studiosi affermano che gli mw2gebrei aschenaziti siano gli eredi delle tradizioni religiose delle grandi accademie mw2wtalmudiche mw3ababilonesi e che gli ebrei sefarditi siano i discendenti di coloro che originariamente seguirono le tradizioni mw3qgiudee e mw3ggalilee.cite-ref-7[7] Altri, come il rabbino tedesco Leopold Zunz (Yom Tov Lipmann Tzuntz) (1794–1886), sostengono l'esatto opposto.cite-ref-8[8] Per considerare la questione in maniera imparziale, si deve enfatizzare che le liturgie ebraiche osservate oggi nel mondo sono sostanzialmente "babilonesi", con un esiguo numero di tradizioni palestinesi sopravvissute al processo di standardizzazione: nell'elenco di differenze conservate dai tempi dei mw5wGeonim, la maggior parte delle tradizioni identificate come palestinesi sono ora obsolete.cite-ref-9[9] Entro il mw7aXII secolo, quale risultato degli sforzi dei leader babilonesi come il Gaon Yehudai e Pirqoi ben Baboi,cite-ref-10[10] le comunità della Palestina e quelle della mw8qDiaspora ebraica (vedi per es. quella di mw8gQayrawan) che storicamente seguivano gli usi palestinesi, avevano adottato le regolamentazioni babilonesi in quasi tutti i rispetti e l'autorità babilonesi veniva riconosciuta da tutti gli mw8webrei del mondo arabo.

I primi tentativi di standardizzare la liturgia che sono stati conservati comprendono, in ordine cronologico, quelli di mw9qRav Amram Gaon, mw9gSaadya Gaon, Shelomoh Ben Natan di mw9wSigilmassa (in mw-aMarocco) e mw-qMaimonide. Tutti questi si basavano sulle sentenze legali dei mw-gGeonim, ma mostrano un'evoluzione riconoscibile verso il testo sefardita corrente. La liturgia in uso nella mw-wSpagna mw-avisigota sembra essere appartenuta a una famiglia europea di influenza palestinese, insieme con il rito mw-qitaliano e quello mw-gprovenzale e, risalendo più indietro, i riti francese antico e aschenazita, ma poiché non sopravvivono materiali liturgici di epoca visigota, non lo si sa con certezza. Da riferimenti a trattati successivi, come il mw-wSefer ha-Manhig del rabbino Abraham ben Nathan ha-Yarḥi (mwaqa1204 ca.), pare che anche a quel tempo il rito spagnolo conservasse alcune peculiarità europee che da allora sono state eliminate al fine di conformarsi alle regolamentazioni dei Geonim e dei testi ufficiali basati su di essi (viceversa le versioni superstiti di quei testi, in particolare quello di Amram Gaon, sembrano essere stati modificati per riflettere alcuni usi locali spagnoli e altri).cite-ref-11[11] L'attuale liturgia sefardita dovrebbe pertanto essere considerata come il prodotto di una convergenza progressiva tra il rito locale originale e il ramo nordafricano della famiglia arabo-babilonese, come prevalente in tempi geonici in mwaquEgitto e in mwaqyMarocco. Dopo la "mwaqcReconquista", la liturgia specificamente spagnola fu commentata da David Abudirham (mwaqk1340 ca.), che si preoccupava di assicurare la conformità delle sentenze della mwaqoHalakhah (mwaqsLegge ebraica). Nonostante questa convergenza, vi erano distinzioni tra le liturgie delle diverse parti della penisola iberica: per esempio i riti di Lisbona e quelli catalani erano un po' diversi dal rito mwaqwcastigliano, che costituiva la base della successiva tradizione sefardita. Il rito catalano era di carattere intermedio tra il rito castigliano e quello di mwaq0provenzale: lo studioso anglo-rumeno Moses Gaster (1856–1939) classificò i riti di mwaq4Oran e di mwaq8Tunisi in questo gruppo.cite-ref-12[12]

Dopo l'espulsione

Dopo l'mwaryespulsione dalla Spagna, i sefarditi si portarono la propria liturgia appresso nelle varie nazioni del mwarcmondo arabo e mwargottomano dove emigrarono, assumendo presto posizioni di guida come rabbini e capi comunitari. Formarono le loro comunità, spesso mantenendo le differenze basate sui loro luoghi di origine nella penisola iberica. A mwarkSalonicco, per esempio, ci furono più di venti sinagoghe, ciascuna con il rito di una località diversa in Spagna o in Portogallo (come anche una mwaroromaniota e una mwarsaschenazita).cite-ref-13[13]

In un processo che durò dal mwaseXVI al mwasiXIX secolo, le comunità ebraiche native di molti paesi arabi e ottomani adattarono le loro liturgie preesistenti, molte delle quali avevano già una somiglianza con quella sefardita, a seguire il rito spagnolo in quanti più aspetti possibile. Alcune delle ragioni sono:

1. Gli esuli spagnoli erano considerati un'élite e sostituirono molti dei principali rabbini nei paesi in cui si stabilirono, in modo che il rito spagnolo tendeva a essere favorito rispetto a qualsiasi rito nativo precedente;
2. L'invenzione della stampa fece sì che i mwasySiddurim venissero stampati in massa, di solito in mwascItalia, in modo che le congregazioni che volevano dei libri in generale, dovevano optare per un testo standard "sefardita" o "aschkenazita": questo portava alla obsolescenza di molti riti storici locali, come il rito provenzale;
3. Lo mwaskmwasoShulchan Aruch di mwassYosef Caro presuppone un "rito castigliano" in ogni punto, cosicché quella versione del rito spagnolo ebbe il privilegio di essere "secondo l'opinione di Maran";cite-ref-14[14]
4. L'mwateHakham Bashi di mwatiCostantinopoli era il capo istituzionale degli mwatmebrei dell'mwatqImpero ottomano, che incoraggiava ulteriormente l'uniformità. I nordafricani in particolare erano influenzati dai modelli greci e turchi della pratica e dal comportamento ebraici: per questa ragione molti di loro tuttora pregano secondo il rito noto come "minhag Ḥida" (la tradizione di mwatuChaim Joseph David Azulai).
5. L'influenza della mwatcCabala lurianica - cfr. sezione seguente.

Cabala lurianica

Il motivo teologico di armonizzazione più importante furono gli insegnamenti mwatscabalistici di mwatwIsaac Luria e di mwat0Hayim Vital. Luria stesso aveva sempre sostenuto che era dovere di ogni ebreo onorare la propria tradizione ancestrale, in modo che le rispettive preghiere raggiungessero la porta del mwat4Cielo adatta alla propria identità tribale. Tuttavia, egli mise a punto un sistema di usi per i suoi seguaci, che furono registrati da Vital nel suo mwat8Sha'ar ha-Kavvanot in forma di commenti sull'edizione di mwauaVenezia del libro di preghiere spagnolo e portoghese.cite-ref-15[15] La teoria che poi si formò afferma che questo rito sefardita composito fosse di particolare potenza spirituale e raggiungesse una "tredicesima porta" del Cielo per coloro che non conoscevano la propria tribù: la preghiera in questa forma poteva quindi essere offerta in completa fiducia da tutti.

Ulteriori abbellimenti cabalistici furono registrati nelle opere rabbiniche posteriori, come la mwauyḤemdat Yamim del mwaucXVIII secolo (anonima, ma a volte attribuita a mwaugNathan di Gaza). La versione più elaborata di queste è contenuta nel mwaukSiddur pubblicato dal cabalista yemenita del mwauoXVIII secolo mwausShalom Sharabi per l'uso della mwauwSinagoga Beit El a Gerusalemme: questo contiene solo poche righe di testo in ogni pagina, mentre il resto è pieno di meditazioni intricate sulle combinazioni di lettere nelle preghiere. Altri studiosi ebbero a commentare la liturgia sia da un punto di vita mwau0halakhico che da quello cabalistico, tra i quali mwau4Chaim Joseph David Azulai e Hayim Palaggi.

L'influenza del rito lurianico-sefardita si estese anche ai paesi al di fuori della sfera di influenza ottomana, come l'mwaveIran, dove non c'erano esuli spagnoli. (Il rito iraniano precedente si basava sul mwaviSiddur di mwavmSaadya Gaoncite-ref-16[16]) Le principali eccezioni a questa tendenza furono:

• Gli ebrei mwavoyemeniti, dove un gruppo conservatore chiamato "Baladi", manteneva la propria tradizione ancestrale fondata sulle opere di mwavsMaimonide (e quindi non si considerano affatto sefarditi)
• Gli ebrei spagnoli e portoghesi dei paesi occidentali, che adottarono un certo numero di usi cabalistici frammentari nel mwav0XVII secolo, ma in seguito li abbandonarono, perché si ritenne che la mwav4Cabala luriana avesse contribuito al disastro dell'eretico mwav8Sabbatai Zevi.

Ci furono anche gruppi cabalistici del mondo ashkenazita che adottarono il rituale lurianico-sefardita, con la teoria della 13ª porta di cui sopra. Questo spiega il "mwaweNusach sefardita" e il "mwawiNusach Ari" in uso tra i mwawmchassidim, che si basa sul testo lurianico-sefardita con alcune variazioni ashkenazite.

XIX secolo

Dagli mwaw8anni 1840 in poi una serie di libri di preghiere fu pubblicata a mwaxaLivorno, tra cui mwaxeTefillat ha-Ḥodesh, mwaxiBet Obed e mwaxmZechor le-Abraham. Questi includevano le note sulla prassi e le integrazioni cabalistiche alle preghiere, ma non le meditazioni di mwaxqShalom Sharabi, poiché i libri erano stati progettati per uso congregazionale pubblico. Diventarono rapidamente di serie in quasi tutte le comunità sefardite ed orientali, con eventuali variazioni locali conservate solo per tradizione orale. Nel tardo mwaxuXIX secolo e all'inizio del mwaxyXX, ulteriori libri di preghiera sefarditi furono pubblicati a mwaxcVienna in gran numero, rivolti soprattutto alle comunità giudeo-spagnole dei mwaxgBalcani, mwaxkGrecia e mwaxoTurchia, e quindi avevano rubriche in mwaxsladino, ma avevano anche una più ampia distribuzione.

Un'importante influenza sulla preghiera e tradizione sefardite fu il mwax0rabbino del tardo mwax4XIX secolo noto come il mwax8Ben Ish Chai di mwayaBaghdad, la cui opera di quel nome conteneva sia le sentenze halakhiche che le osservazioni sulle tradizioni cabalistiche basate sulla corrispondenza con Eliyahu Mani della Sinagoga Beit El. Tali sentenze e osservazioni formano la base del rito mwayeBaghdadi: sia il testo delle preghiere che gli accompagnamenti differiscono in alcuni aspetti da quelli delle edizioni mwayilivornesi. Le regolamentazioni Ben Ish Chai sono state accettati in diverse altre comunità sefardite e orientali, come quella di mwaymGerba.

Tempi moderni

Nel mondo sefardita di oggi, in particolare in mwayyIsraele, esistono molti libri di preghiere popolari contenenti questo rito mwaycBaghdadi, attualmente conosciuto come mwaygMinhag Edot ha-ha-Mizraḥ (l'usanza delle Congregazioni orientali). Altre autorità, soprattutto anziani rabbini provenienti dal mwaykNord Africa, li rifiutano in favore di un testo sefardita orientale più conservatore come si trova nelle edizioni livornesi del mwayoXIX secolo, e i riti yemeniti mwaysShami e mwaywsiriani appartengono a questo gruppo. Altri ancora, seguendo i dettami del già mway0Rabbino Capo mway4Ovadia Yosef, preferiscono una forma libera da alcune delle aggiunte cabalistiche e più vicina a quella che sarebbe stato preferita da Rabbi mway8Joseph Caro, e cercano di stabilirla come il rito standard "sefardita israeliano" per l'utilizzo da parte di tutte le comunità.cite-ref-17[17]

La liturgia degli ebrei spagnoli e portoghesi differisce da tutti questi (più di quanto differiscano i gruppi orientali tra di loro), in quanto rappresenta una forma più antica del testo, ha molte meno aggiunte cabalistiche e riflette l'influenza degli mwazuebrei italiani. Le differenze tra tutti questi gruppi, tuttavia, esistono a livello di formulazione dettagliata: ad esempio, l'inserimento o l'omissione di alcuni passaggi aggiuntivi - strutturalmente, tutti i riti sefarditi sono molto simili.

Rapporti con altri gruppi ebraici

Con l'espulsione in massa dei sefarditi dalla penisola iberica, sorse il problema dell'accoglienza da parte dei fratelli correligionari e del confronto tra le varie realtà ebraiche.

mwazkJoseph Roth, con la sferzante ironia che gli è propria, asserisce che, seppure può esser capitato che un sefardita abbia sposato un'mwazoaschenazita, mai e poi mai si vedrà un sefardita a fianco di un mwazsebreo dell'Europa orientale. Questo a significare quanto le differenze tra questi gruppi siano alquanto marcate.

Così non fu invece nei riguardi dei mwaz0mizrahì mwaz4vicino-orientali, assai prossimi sotto il profilo culturale. Per tale motivo sefarditi e mizrachi sono stati a lungo confusi. Ancora adesso, la parola mwaz8sefardí indica anche gli ebrei dei paesi del mwaaaVicino Oriente, in particolare mwaaeYemen, mwaaiIraq e mwaamIran.

In mwaauGrecia gli ospiti furono i mwaayromanioti, di più antiche tradizioni. Ma l'orgoglio sefardita portò gran parte dei primi a fondersi con i sopravvenuti, che, da parte loro, svilupparono la lingua greco-ebraica detta mwaacievanico.

Lista di rinomati rabbini sefarditi

Ere Rabbiniche


"Proto-Sephardim"

(Geonim/Rishonim dal Vicino Orientefo Nord Africa accettati come autorità dai sefarditi)


Spagna islamica

• Joseph ibn Migash
• Judah al-Bargeloni
• Samuel ibn Naghrela

Spagna cristiana

• Yom Tob of Seville (il Ritba)
• Nissim di Gerona
Asher ben Jehiel (Aschenazita di nascita, divenne Rabbino Capo di Toledo)
• David Abudirham
• Isaac Campanton
• Isaac Aboab di Castiglia

Dopo l'espulsione

• Yehuda Vivas
• David ben Solomon ibn Abi Zimra
• Jacob Berab
• Levi ibn Ḥabib
• Bezalel Ashkenazi
• Solomon Nissim Algazi
• Yaakov Culi
• Hayim Palaggi

Rabbini sefarditi recenti

• Shem Tob Gaguine
• Solomon Gaon
• David de Sola Pool
• Obadiah Yosef
• Mordechai Eliyahu
• Shlomo Amar

Note

cite-note-1-20-11. mwaekAbdia mwaeomwaesmwaewAbdia 1:20, su mwae0laparola.net.: mwae4Gli esuli di questo esercito degli Israeliti occuperanno mwae8Canaan fino a Sarèfta e gli esuli di mwafaGerusalemme, che sono in mwafeSefaràd, occuperanno le città del Negheb.
cite-note-22. Joseph Roth mwafuEbrei erranti 1927 Adelphi. Alle pagine 90-93 mwafyanche gli ebrei non praticanti i cosiddetti "illuminati", si guardano bene dal recarsi in Spagna. Soltanto a partire da quest'anno [1927] l'anatema decadrà. Alle pagine 115-116 mwafca questo punto è forse lecito ricordare l'avvenimento più spaventoso dello scorso anno [1936], e con ciò mi riferisco alle mie comunicazioni sull'anatema ebraico che fu pronunciato dai rabbini dopo la cacciata degli ebrei dalla Spagna: mi riferisco cioè alla guerra civile spagnola.
cite-note-4-33. mwafsJoan Miralles i Monserrat e Josep Massot i Muntaner, mwafwmwaf0Entorn de la història de la llengua, in mwaf4L'Abadia de Montserrat, 2001, pp.mwaf8 90-91, mwagaISBNmwage 8484153096.
cite-note-44. mwagyNicolo Bucaria, mwagcmwaggSicilia antiqua: International Journal of Archaeologymwagk : XIII. Ebrei catalani nel Regno di Sicilia (XIII-XV secmwago :), in mwagsFabrizio Serra Editore, 2016. auto-translated by Module:CS1 translator
cite-note-55. mwag8mwahamwaheSamuel G. Armistead, "Oral Literature of the Sephardic Jews".
cite-note-66. Ezra Fleischer, mwahuEretz-Yisrael Prayer and Prayer Rituals as Portrayed in the Geniza Documents mwahy(mwahcmwahgHEmwahk) , mwahoGerusalemme 1988. È stato fatto un tentativo di ricostruire il rito mwahsEretz Israel da parte di mwahwDavid Bar-Hayim del mwah0Machon Shilo.
cite-note-77. Moses Gaster, prefazione al mwaieLibro di Preghiere della Congregazione degli Ebrei Spagnoli e Portoghesi, Londra, 1901: rist. in 1965 e segg.
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cite-note-1414. Soprannome di Caro, detto il "Maran" (mwakmaramaico: "nostro maestro").
cite-note-1515. Va notato che molti degli usi attribuiti a Isaac Luria non erano sue invenzioni, ma opinioni minoritarie più antiche sull'osservanza ebraica, che egli fece rivivere e giustificò con basi cabalistiche. Alcune tradizioni furono adottate dallo mwakcḤaside Ashkenaz o rito ashkenazita.
cite-note-1616. Shelomo Tal, mwaksNosaḥ ha-Tefillah shel Yehude Paras
cite-note-1717. L'uso diagnostico del gruppo Yosef è recitare la benedizione sopra le candele dello Shabbat prima anziché dopo averle accese, in conformità con il mwak8Shulchan Aruch; cfr. mwalamwalemwaliAzuz, "Kabbala & Halacha".

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Voci correlate

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• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su sefarditi

Collegamenti esterni

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Musica e liturgia

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• mwauk"Sephardic Pizmonim Project".- Musica della Comunità Sefardita Mediorientale
• mwaus"Daniel Halfon", sito ufficiale di cantore sefardita nella tradizione iberica
• mwau0Liturgia della Sinagoga Spagnola di Roma, celebrata dal rabbino Alberto Funaro
• mwau8Isaac Azose, sito ufficiale di cantore sefardita in America, con liturgia sefardita di Rhodes
• mwaveCanzoni delle donne sefardite del Marocco, Internet Radio Show con registrazioni eseguite da donne sefardite di mwaviTangeri & mwavmTétouan, 1954
• mwavu"Hiiba's Sephardic Music Anthology", su hibba.org. URL consultato il 28 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 5 febbraio 2015).
• mwavcGuida alla Bulgaria ebraica, della Vagabond Media, Sofia, 2011, su vagabond.bg. URL consultato il 28 maggio 2013 (archiviato dall'url originale l'8 settembre 2011).
• mwavk"Diaspora Sefardi". - Jordi Savall, Hespèrion XXI - Alia Vox AV9809